ryal yemenitaYemen

Riepilogo

Periodo: marzo 1996
Durata: 16 giorni
Mezzo: aereo + fuoristrada
Spesa tot: 2.299.000 (di cui 1.955.000 di aereo+auto)
Km percorsi: ???
Valuta: Ryal Yemenita (YR) = 11 Lit. ca.

Diario

  1. Partenza da Venezia alle 10:50. Da Roma aereo alle 15. In 4 ore ad Hamman (Giordania), ora locale 20. Aereo alle 22:45 e arrivo a San'a in 3 ore (01:50 locali).
    Alloggio al funduk "Al Gasmi" (camera tripla: 3000YR), nella città vecchia, dove arriviamo con un taxi che ci aspettava all'aeroporto. Le strade, deserte e piene di rifiuti, sono battute da torme di cani randagi: un salto indietro nel tempo. Alle 4:50 siamo a letto.
  2. Sveglia alle 8. Saliamo sulla terrazza del funduk e la prima vista della città è strabiliante, tutta ocra e dalle decine di minareti! A zonzo per il vecchio suq, entrati anche in un Samsara: da un tetto vediamo una stalla pensile! Mangiamo per strada i nostri panini ocidentali circondati da bambini curiosi. Prendiamo il tè su una terrazza che dà sulla piazza della porta principale della città vecchia. Parliamo con indigeni che, come da tradizione, ci offrono il qat; in piazza c'è una rissa, una venditrice di uova sode ha difficoltà nel tenere a bada piccoli ladruncoli. Alle 15 ad ovest della città: al post-office per telefonare e spuntino. A cena di nuovo in zona per il famoso pollo Yemenita (300YR). La città di sera è molto bella.
  3. Alle 8 troviamo l'autista che ci accompagnerà per tutto il viaggio: si chiama Hassam. S va prima a Barraquish (antica città cinta da mura poderose, ora in rovina), poi a Marib, antica capitale del Regno di Saba: visita alle dighe ed ai resti dei due templi. Suggestiva la città vecchia, parzialmente in rovina e quasi abbandonata, con case-torri ancora imponenti, costruite in parte o interamente in fango. Alle 18 siamo in albergo (1 doppia=1800YR), il migliore di Marib, ma dalle 22 tolgono la corrente e ci danno due candele a testa in dotazione. A piedi fino al mercato aperto fino a tarda notte: cena in un locale tipico, su panche all'aperto (230YR); l'acquisto di frutta in un chiosco suscita la curiosità generale della gente.
  4. Sveglia alle 4:30! Alle 5 si parte in direzione Est; dopo un po' di strada asfaltata, all'altezza di una raffineria si entra nel deserto: prima dune, poi una distesa piatta, atratti pietrosa, a tratti coperta da polvere fine come talco. L'alba nel deserto; alle 7 colazione al sacco. Impressionante il piccolo villaggio in mezzo al deserto e le postazioni militari lontane decine di Km da qualsiasi zona abitata. A mezzogiorno pranzo ad Hawrah: siamo nell'Hadramawt, con coltivazioni, irrigazioni, palme da datteri. Alle 13:30 veloce giretto di mezz'ora per Shibam, in mezzo alle capre, ma la calura è tremenda: torneremo un altro giorno. Si va all'albergo Al-Salam a Sayun (camera tripla: 1500YR). Giro fino in centro: ci sorprende una pioggia breve e torrenziale, che trasforma le stradine in torrenti e le piazze in laghetti; dopo mezz'ora dalla fine dell'acquazzone, è già tutto asciutto. Vediamo una torma di gente danzante che festeggia, crediamo, un amtrimonio. Ritorno in albergo e qui cena. La sera prendiamo il fresco presso la piscina; su un grande albero, migliaia di passeri chiassosi
  5. Partenza 8:30. Visita del palazzo del sultano a Sayun, con l'annesso museo archeologico-etnografico. A Tarim, col famoso minareto di 50m ed i grandiosi palazzi costruiti un secolo fa da mercanti arricchitisi in Indonesia: ne visitiamo uno guidati da un tipo che si presenta come il nipote dell'antico proprietario; l'edificio è cadente ma mostra ancora i segni dei passati splendori; per 20 anni, sotto il regime socialista, i fastosi palazzi furono tolti ai proprietari e trasformati in case popolari; dopo la riunificazione del paese i beni furono resi agli antichi padroni. Dopo una siesta in hotel, si va a Shibam: salita sul monte dall'altra parte del wadi con vista panoramica sulla città; giro tra le vie fino all'imbrunire. Impressioni: le donne che cantano in coro a Shibam; le bambine chiuse in casa che cantano "Frére Jacques"; i ventagli fatti a bandiera; le rovine che si confondono con le rocce; le strade polverose di sera; le containe vestite di nero con gli alti cappelli conici di paglia.
  6. Partenza alle 8. Giro massacrante: escludendo 15 minuti di sosta in un paesino del Wadi Doan, arriviamo a Mukalla dopo 10 ore di auto lungo wadi pietrosi e altopiani desolati. La sera siamo sfiniti. Giro per il porto.
  7. Partenza alle 8 per la spiaggia di Bir Ali, distante 120 Km e 2 ore di auto. Il posto è magnifico: il mare turchese, la spiaggia di sabbia bianchissima, le nere rocce vulcaniche, il deserto dalle mille tonalità ocra. Il sole ci ustiona anche all'ombra. Di ritorno alle 17, si fa un giro per la città vecchia di Mukalla. In un ristorante conversiamo con tre indigeni, soprattutto di religione; il mio interlocutore è particolarmente fanatico. Sul retro del nostro hotel si svolge una coloratissima festa con musiche e danze in onore, sembra, di un futuro sposo.
  8. Partenza alle 6. Breve visita ad Habban, costruita sulle rive rocciose di un wadi, con case di pietra e fango. Il paese sembra deserto ma dopo un po' sbuca dal nulla un gruppo di bambini ai quali offriamo caramelle; un alto africano con un mulo ed un anziano con bastone accettano di buon grado di farsi fotografare. Lasciata la parte pianeggiante disseminata da aree verdi come canyon o wadi, ci si inerpica su una montagna sui 2.000 metri e si entra nella regione degli altipiani centrali. Alle 17 ci fermiamo in un hotel ad Al Baydha.
  9. Partenza alle 8. Ci si ferma a Rada', con un bel centro storico dominato da un'imponente fortezza e da una moschea dalle molte cupole. Le strade, incredibilmente fangose, sono impraticabili. Poco prima di Dhamar vediamo file di bambini con bandiere e foto del presidente, assiepati lungo la strada: incrociamo dopo poco la macchina presidenziale scortata da uno spiegamento di forze di sicurezza. Pranzo a Yarim. L'autista ci porta fino a casa sua: qat, musica e danze! Vorrebbe che restassimo per la notte come suoi ospiti, ma lo convinciamo a ripartire. Si va ad Ibb, guidati dal piccolo Akim e da una torma di bambini; a Jibla la piccola Rima parla italiano e ci fa da guida, mentre un tizio ci fa vedere la moschea della regina Arwa, con 2 minareti. Entrambe (Ibb e Jibla) sono splendide cittadelle medievali dalle case-torre in pietra, decorate con calce. La zona è formata da scoscese colline coltivate a terrazze. Verso le 18 sosta alla moschea di Al-Jamad, molto antica. Alle 19 in hotel a Ta'izz. Giro serale per il suq: il mercato della frutta è ricco di manghi, papaie, banane. Il traffico è caotico; un lungo corteo di carri armati sfila attraverso il centro.
  10. Salita sul Jabal Samir, la montagna che domina la città, alta 3.000 metri, fino al villaggio sulla cima: che panorama! Poi giù al mercato vecchio, animatissimo. Usciti da Ta'izz, andiamo verso nord, nella Tihama, una regione piatta, semidesertica, con qualche wadi e molte piantagioni di banane, papaie e mais; molto caldo! Cena nel villaggio prima di Zabid. A Zabid un bambino ci fa da guida, fin dentro una casa dove ci "offrono" un tè ed in cambio pretendono denaro. Giro per il suggestivo mercato, ripreso da Pasolini nel suo "Le mille e una notte". Sosta a Bayt-Al-Faqi dove si può vedere la tessitura delle tipiche stoffe a righe su telaio orizzontale; questo paese, famoso per il suo mercato (che però si tiene la mattina) è per il resto un mucchio di case e immondizia. Entrambi i paesi comunque sono posti caldissimi, dove il vento alza nuvole di polvere. Verso le 17 siamo ad Al Huddayda, all'hotel Bristol (1 camera tripla=2850YR).
  11. Alle 8 vediamo infine il Mar Rosso; giro per il mercato del pesce, pieno di barche coloratissime di ritorno dalla pesca: vediamo cernie, pescicani, pesci martello e marlin.
    Si va verso est: percorriamo un strada di montagna, molto bella, che si inoltra in una stretta valle, incantevole e lussureggiante; un fiume limaccioso scorre tra piantagioni di banane e manghi. Si sale sempre più e verso mezzogiorno siamo a Manaka, dove alloggiamo in un tipicissimo funduk (pranzo, cena, colazione e tre posti letto=5800YR). Dopo un tè, visita al vicino paese di Al-Hajjara, magnificamente arroccato su un precipizio, con case riccamente decorate con la calce. Tutta la zona è terrazzata. Alle 14 pranzo al funduk con musiche e danze dal vivo, poi il tè e giro per il paese.
  12. Partenza alle 8: torniamo a valle, poi si percorre il wadi Sari, magnifico: piantagioni di banane, manghi e mais, fichi d'india, una specie di baobab dai fiori rosa, ricino, canneti ed agavi; uccelli di molte specie. Lasciato il wadi, dopo una lunga salita, si arriva ad Al-Mahwit: pranzo (1000YR in tre) e all'albergo omonimo, molto bello (2800YR per una tripla). In questa zona le donne nei campi portano vestiti coloratissimi ed un cappello di paglia basso e piatto. La zona è ancor più spettacolare di Manaka, piena di terrazzamenti e di villaggi in pietra arroccati sulle cime. Nel pomeriggio visitiamo a piedi il villaggio; alle 17 siamo ospiti di tre studenti di Ta'izz che studiano al college locale e che sono desiderosi di far conversazione in inglese; la discussione, invariabilmente, finisce su temi religiosi. Cena in albergo.
  13. Partenza alle 8. Il paesaggio è magnifico, pieno di terrazzamenti; molte piantagioni di qat, che hanno preso il posto delle vecchie e meno redditizie colture di caffè. Visita ad At-Tawila, addossata a 4 picchi rocciosi. Poi a Thilla, cinta da mura e con grandi torri in pietra, una cisterna per l'acqua ed una moschea sconsacrata. Non ci sono più montagne scoscese ma rilievi con la sommità piatta ed una vasta pianura coltivata. Pranzo (800YR in tre) a Shibam (non quello dell'Hadramawt) e breve visita al paese. Salita fino a Kawkaban, costruita sulla piatta sommità di un'altura, al funduk omonimo (3250YR in tre per letto, colazione e cena). Il tempo è nuvoloso e soffia un vento freddo. Dall'orlo del dirupo, la vista sulla vastissima pianura sottostante è magnifica. Dopo la cena nel funduk, inaspettatamente, quattro tipi del locale ci intrattengono - solo noi tre - con musica, balli ai quali dobbiamo partecipare e canti accompagnati dallo 'ut, una specie di liuto dalle molte corde. Saliti sul terrazzo della casa-torre la vista, nitidissima, della cometa Hyakutake ci toglie il fiato.
  14. Partenza alle 8: scendiamo a piedi lungo un sentiero scavato nella roccia fino a Shibam. Passando per Hababa saliamo lungo un ripidissimo sterrato per godere di un altro panorama con terrazzamenti; più in alto si intravvede un paese in rovina. Si va al Wadi Dahar a vedere il palazzo del'Imam, costruito su una roccia isolata: molto bello, in fase di restauro. Siamo di ritorno a San'a per le 14, al solito funduk. Giro per il suq.
  15. Quasi tutto il giorno dedicato agli acquisti e alla ricerca di tappeti: come scopriamo, lo yemen non ha una cultura del tappeto, quelli locali sono per lo più monocromatici o con qualche riga di un altro colore, gli altri sono tappeti marocchini fatti a macchina; alla fine troviamo un piccolissimo negozio con vecchi tappeti beluch e ne prendiamo tre! Andiamo a letto alle 23...
  16. ...ma all'una veniamo svegliati da una torma di turisti italiani vocianti, appena arrivati. Alle 2:30 Hassam ci aspetta con la macchina, alle 3 siamo in aeroporto. Per maltempo l'aereo parte alle 6:30 anziché alle 5. Ad Hamman alle 10:30 (9:30 locali); aereo per l'Italia alle 11:15; a Roma alle 15:30 (14:30 locali); aereo alle 17:20; alle 18:20 a Venezia.